Ferie e permessi: come si maturano e cosa succede se non li usi

Aggiornato il · a cura della redazione CalcolaChiaro

Le ferie sono l’unico diritto retributivo che si perde stando fermi. Eppure milioni di lavoratori italiani arrivano a fine anno con un residuo importante, spesso senza sapere che una parte di quelle giornate ha una scadenza precisa.

Questa guida spiega come si maturano, entro quando vanno usate e cosa succede se restano lì.

Quante ferie spettano

Il minimo di legge è di quattro settimane l’anno, cioè 20 giorni lavorativi su una settimana di cinque giorni, o 24 su sei giorni.

È un minimo inderogabile: nessun contratto può prevedere di meno. Molti CCNL prevedono di più, spesso 26 giorni, con incrementi legati all’anzianità di servizio.

A questi si aggiungono i permessi retribuiti, che sono un istituto diverso: ROL (riduzione orario di lavoro) e permessi per ex festività soppresse, entrambi previsti dal CCNL e generalmente espressi in ore.

Come si maturano

Le ferie maturano mensilmente, in ratei: un dodicesimo del monte annuo per ogni mese lavorato.

Con 26 giorni annui si maturano circa 2,17 giorni al mese. Chi lavora sette mesi matura circa 15 giorni.

Per il mese di assunzione o cessazione vale in genere la regola dei quindici giorni: se lavori almeno quindici giorni nel mese, il rateo matura interamente.

Maturano ferie anche i periodi di malattia, infortunio, maternità obbligatoria, ferie stesse e permessi retribuiti. Non maturano durante aspettativa non retribuita, congedo parentale non indennizzato e sciopero.

La regola dei tre tempi

Questo è il punto che quasi nessuno conosce, ed è quello che determina se le tue ferie scadono.

La normativa distingue tre periodi:

Quota di ferieEntro quando va goduta
Almeno 2 settimaneNell’anno di maturazione
Altre 2 settimaneEntro 18 mesi dalla fine dell’anno di maturazione
Eccedenza prevista dal CCNLSecondo quanto stabilisce il contratto

Il secondo termine è quello critico: le ferie maturate nel 2026 e non godute vanno usate entro il 30 giugno 2028.

Perché non si possono monetizzare

Molti chiedono di farsi pagare le ferie invece di prenderle. Non è consentito durante il rapporto di lavoro.

Il motivo non è burocratico: le ferie servono al recupero psicofisico, e la loro funzione verrebbe meno se fossero convertibili in denaro. L’unica eccezione è la cessazione del rapporto, quando le ferie residue vengono monetizzate insieme alle altre competenze finali, come descritto in dimissioni o licenziamento: cosa spetta.

C’è un effetto collaterale rilevante: le ferie accumulate e monetizzate alla fine si sommano al reddito dell’anno e possono spingerlo in uno scaglione superiore. Goderle vale quasi sempre più che accumularle.

Chi decide quando andare in ferie

La decisione spetta al datore di lavoro, che deve però contemperare le esigenze aziendali con quelle del lavoratore, e comunicare il periodo con congruo preavviso.

In pratica, nella maggior parte delle aziende si concorda. Il datore può imporre periodi di chiusura collettiva, prassi diffusa nell’industria ad agosto.

Il datore può anche revocare ferie già concesse per sopravvenute esigenze aziendali, ma deve rimborsare le spese eventualmente sostenute e non recuperabili.

Cosa succede se ti ammali in ferie

La malattia sospende le ferie, a condizione che sia adeguatamente certificata e comunicata al datore secondo le procedure previste.

I giorni di malattia non si conteggiano come ferie e restano quindi disponibili. Per far valere il diritto occorre inviare il certificato medico tempestivamente: senza certificazione, i giorni restano ferie a tutti gli effetti.

Le festività non sono ferie

Le festività nazionali e il santo patrono sono giornate retribuite a sé stanti e non si scalano dalle ferie.

Se una festività cade di domenica o in un giorno non lavorativo, la maggior parte dei CCNL prevede una retribuzione aggiuntiva o un permesso compensativo. È una voce che vale la pena verificare in busta paga: la mappa completa del cedolino è in come leggere la busta paga.

Part-time e contratti a termine

Part-time orizzontale (meno ore ogni giorno): le ferie spettano per intero in giornate, ma ogni giornata vale meno ore.

Part-time verticale (alcuni giorni a settimana): le ferie sono proporzionate ai giorni effettivamente lavorati.

Contratti a termine: le ferie maturano allo stesso modo e, se non godute alla scadenza, vengono monetizzate.

Cosa controllare ogni mese

Nel piede della busta paga trovi tre dati sulle ferie: maturate, godute, residue, di solito espressi in ore.

Controllarli mensilmente costa trenta secondi ed evita il problema più frequente: accorgersi a distanza di due anni che il conteggio non torna, quando ricostruire le presenze è ormai difficile.

In sintesi

Leggi anche

Nota. Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e si riferiscono alla normativa italiana vigente alla data di aggiornamento indicata. Per la tua situazione specifica rivolgiti a un commercialista o a un consulente del lavoro.

Prova i calcolatori gratuiti →